Una curatela di Natalie Slater, Curator presso Singulart – I dipinti Quake di Steffen Schulze sono costruiti attraverso l'accumulo e la frattura. Pittura, resina epossidica, foglia metallica e superfici fortemente lavorate si uniscono in campi densi che appaiono screpolati, erosi e a tratti quasi geologici. Alcuni ricordano terra bruciata o muri invecchiati; altri si frantumano in schegge che catturano la luce e si trasformano al passaggio dell'osservatore.
Il colore si muove in modo diverso da un'opera all'altra. Blu intensi e verdi minerali si depositano sulle superfici più scure, mentre rosa, viola, rame e lampi d'oro emergono attraverso le crepe. Schulze lascia che queste fratture rimangano visibili. Esse diventano parte integrante della struttura di ogni dipinto, conferendo alle superfici un senso di pressione e trasformazione.
Ciò che trovo affascinante in Quake è che il danno non sembra mai definitivo. Le crepe si aprono in altri colori. Le aree danneggiate rivelano un altro strato. I passaggi densi cedono il passo a qualcosa di più leggero al di sotto. I dipinti sembrano trovare la loro forma attraverso la disgregazione, come se la rottura fosse semplicemente un'altra fase nel processo di trasformazione in qualcos'altro.
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