Nel silenzio di una superficie bianca, affiora la memoria di un albero. Le sue linee sottili e decise tracciano un corpo verticale che è insieme tronco, radice, pensiero. Le venature scalfite nella materia raccontano una struttura fragile e resistente, un’essenza che si espone, si spezza e si ricompone. In questo gesto asciutto e profondo, l’albero diventa metafora dell’essere: stratificato, inciso dal tempo, eppure vivo nel suo stare, nel suo resistere.