In “Isola” ho lavorato per sottrazione, lasciando che fossero la materia e la luce a parlare.
Strati di colore si intrecciano e si consumano, creando superfici vive, attraversate da tracce di bianco e turchese che ricordano il sale, il vento e l’orizzonte.
È un luogo sospeso, senza confini precisi, dove il mare diventa memoria e sensazione.
Un equilibrio essenziale tra pieni e vuoti, pensato per trasmettere calma, luce e respiro.