Un seme nasce nel silenzio,
non per generare vita, ma per dissolverla.
È la particella ultima del ricordo,
il punto in cui la memoria si stanca di esistere.
Nel suo nucleo, la luce e l’ombra si confondono,
si annullano,
si fanno eco in un respiro che non ha tempo.
Il seme dell’oblio non cresce —
affonda.
Si apre come una ferita che non chiede guarigione,
come un ritorno al nulla,
essenziale e completo.