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Quest'opera della mia serie SOIL presenta quello che sembra un'antica scrittura o un codice primitivo: simboli che potrebbero essere istruzioni, una formula o una lingua dimenticata.
A sinistra, segni disegnati a mano si fondono con l'astrazione, grezza e umana. A destra, uno spesso strato di gesso dalla texture marcata si screpola e si spacca come terra antica, con un testo inciso al laser incorporato al di sotto: "Siamo le nostre scelte".
La… tensione è palpabile. I simboli promettono un significato, forse persino "la risposta", ma restano indecifrabili. Si tratta di notazione umana o di logica automatica? Un messaggio o solo rumore?
Sovrappongo pigmenti fluidi con texture dense, poi brucio il linguaggio sulla superficie. Il gesso screpolato non è decorativo: rappresenta il tempo, l'erosione, il crollo delle certezze. L'opera suggerisce che le risposte non arrivano complete. Si frammentano, si degradano, vengono sovrascritte. Ciò che rimane sono tracce: in parte gesto umano, in parte residuo algoritmico.
Noi siamo le nostre scelte. Ma chi sceglie?
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Lavoro nel punto di rottura in cui la materia incontra il processo, dove il controllo si scontra con la resa. Il mio approccio cambia con ogni serie. A volte verso acrilico fluido e pigmento, stendendolo sulla tela con dei rulli finché il gesso non si crepa, creando texture organiche. Altre volte brucio la superficie con il laser, incidendo testi o penetrando completamente la tela, sigillando le ferite con la lacca. Alcune opere sovrappongono entrambe le tecniche. Ogni serie richiede una logica propria. Ciò che li accomuna: Mi interessa ciò che si perde quando i sistemi cercano di contenere l'esperienza. Gli algoritmi registrano le emozioni ma non possono provarle. La geometria struttura la natura prima che ce ne accorgiamo. Il linguaggio si ripete fino a diventare rumore. I miei dipinti rendono visibili queste tensioni: l'ordine che collassa nell'instabilità, le superfici che si rompono per rivelare ciò che la documentazione non può catturare. Formatomi in filosofia e pittura, affronto ogni opera come un'equazione visiva. Il risultato: opere che non assomigliano a nessun'altra e che pongono interrogativi a cui la tecnologia non è ancora in grado di rispondere.
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